Sei anni di tigna e ottimismo: l’Ateneo dice grazie a Giovanni Betta

UNICAS – La comunità accademica organizza una festa a sorpresa al rettore per ringraziarlo e salutarlo: ancora 48 ore al vertice dell’ateneo, martedì il passaggio di consegne con Dell’Isola. Il Magnifico si emoziona e si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Il maxi buco e la pandemia hanno contraddistinto il mandato, il Magnifico condivide con tutti i risultati raggiunti: “Il nostro equipaggio ha dimostrato, proprio nelle intemperie, di essere di altissima qualità” [VIDEO E FOTO GALLERY]

Una festa a sorpresa per ringraziare il rettore Giovanni Betta. Hanno voluta organizzarla i dipendenti dell’ateneo nella giornata di mercoledì 27 ottobre al rettorato. Ancora 48 ore (oggi e domani) al vertice dell’Unicas per il Magnifico che si è insediato il 2 novembre 2015. Poi, martedì prossimo, il passaggio di consegne ufficiale con il suo successore Marco Dell’Isola.

Per la prima volta nella storia dell’ateneo l’uscita di scena di un rettore viene celebrata con una festa. Il perché lo ha ricordato Marco Dell’Isola: “I sei anni vissuti nell’era Betta sono stati i più difficili nella storia dell’ateneo e tutti noi siamo grati a Giovanni per il lavoro che ha svolto”.

Lo ha poi sottolineato anche il direttore generale, passando in rassegna le varie trasferte al Ministero per riacquistare credibilità dopo la questione del maxi debito che, inevitabilmente, ha segnato l’era Betta.

Allo stesso modo i rappresentanti degli studenti e del personale tecnico-amministrativo Achille Migliorelli e Francesco Cuzzi hanno ricordato lo sforzo del rettore per uscire dagli anni più bui. Tanti i dipendenti che hanno voluto una foto ricordo con il rettore.

Lui, il Magnifico, visibilmente emozionato – “dicono che con gli anni ci si emoziona di più”, ha scherzato asciugando qualche lacrima – non ha vestito i panni del Capitano. Non lo ha mai fatto, del resto, nel corso del suo mandato. Ha anzi condiviso con tutta la comunità accademica i risultati raggiunti.

“Un buco di bilancio ed una pandemia possono essere alibi validi per giustificare il rallentamento della propria velocità di crociera, come una tempesta per una barca a vela, ma non sono sufficienti per impedire ad un buon equipaggio di raggiungere sempre e comunque il porto prefissato. Il nostro equipaggio – ha sottolineato con orgoglio il rettore – ha dimostrato, proprio nelle intemperie, di essere di altissima qualità: docenti, personale tecnico-amministrativo e studenti hanno collaborato, senza risparmiarsi, nel comune interesse.  Abbiamo dimostrato che si può non avere paura di nulla, perchè lavorando in squadra, con orgoglio e consapevolezza dei propri mezzi, si può essere artefici di quella continua trasformazione che è la ricetta indispensabile per crescere continuamente”.

Il Magnifico nel tracciare il bilancio ha ricordato, oltre al maxi debito e alla pandemia, il fatto di aver ereditato un Ateneo in causa con il Ministero, con la Provincia, con il Comune di Frosinone e molti altri enti. E poi le cause con i dipendenti: oltre una ventina. “Anche queste – ha sottolineato insieme al Dg Capparelli – sono state risolte”. Con la tigna, che non è mai mancata a nessuno. E con il proverbiale ottimismo di Giovanni Betta, che non si è mai rassegnato, neanche nei momenti e nelle giornate in cui si è davvero temuto il peggio per l’Ateneo.

Una festa a sorpresa, quella al Magnifico, organizzata anche e soprattutto da Roberta Vinciguerra dell’ufficio comunicazione che per anni ha lavorato a stretto contatto con il rettore e che in questi anni ha aperto la comunicazione istituzionale al territorio. E’ stata lei a volere, per il saluto a Betta, la presenza dei cronisti. E approfittando anche della stampa, il Magnifico si è tolto anche un ultimo sassolino dalle scarpe: ” Solo adesso – ha detto – capisco perché tanti colleghi che hanno ricoperto la carica di rettore continuano a frequentare l’ateneo: si crea un legame e un affetto particolare con tutti”. Pausa. “Oddio, non proprio tutti gli ex rettori continuano a frequentare l’ateneo. Quasi tutti, diciamo”.

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