Stellantis, scatta il presidio degli operai: “Vogliamo certezze”

ECONOMIA – Da ieri il sit-in ai cancelli dello stabilimento Fca Cassino Plant promossa da FlmU-Cub, domani iniziativa in Comune con Fim, Fiom e Uilm: sindacati sulle barricate

L’incertezza regna sovrana. La paura è molta, gli operai non la nascondono. Anche e soprattutto quelli dell’indotto. Per questo ieri mattina in molti hanno risposto alla mobilitazione indetta dal sindacato di base FlmU-Cub dinanzi ai cancelli dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano. Questa mattina si bissa. Domani, invece, l’appuntamento è nella sala Restagno del comune di Cassino: all’iniziativa promossa dal Pdci di Oreste Della Posta parteciperanno anche leader delle sigle confederali: Donato Gatti della Fiom-Cgil, Mirko Marsella della Fim-Cisl e Francesco Giangrande della Uilm.

Il filo conduttore che lega gli eventi è uno: la crisi Stellantis. O meglio: la crisi Stellantis e le incertezze sul futuro di Cassino. I riflettori sulla tematica sono stati accesi nel corso del sit-in di ieri. Molto preoccupati sono gli operai dell’indotto: in molte fabbriche gli ammortizzatori sociali sono ormai esauriti. “Non possiamo fare neanche le battaglie nei singoli stabilimenti, perchè neanche i datori di lavoro sanno quale sarà il futuro. Fin quando non ci sarà chiarezza da parte del committente, ovvero da parte dallo stabilimento Stellantis di Cassino, i titolari della varie aziende dell’indotto non sanno come muoversi e non sanno dare risposte” hanno spiegato i lavoratori nel corso della mobilitazione ai cancelli.

I leader della FlmU-Cub hanno evidenziato: “Sbagliano i confederali a confrontarsi con il Governo. Non è il Governo che deve dare risposte, ma Fca. Lo abbiamo visto con Grecale: nel vertice al Mise di ottobre era stato confermato il lancio del Suv Maserati a Cassino il 16 novembre mentre poi Stellantis ha detto che slitta ad aprile. Per questo noi vogliamo risposte da Stellantis. Anche e soprattutto su Cassino dove sono in vigore i contratti di solidarietà che tra qualche mese termineranno. Dopo la “solidarietà”, non ci sono altri ammortizzatori sociali, ma solo i licenziamenti. Ed è quello che rischiamo se non verranno date risposte certe. Licenziamenti che rischiano anche e soprattutto se verranno internalizzati alcuni servizi dall’inizio del 2022, come è stato fatto trapelare. Noi a questo gioco non ci stiamo: noi siamo in campo a difesa dei lavoratori e vogliamo risposte certe.

Dinanzi a un simile scenario non si può più restare silenti e attendere di trovare i lucchetti ai cancelli per iniziare a protestare. Serve, invece, che da oggi si inizi a ragionare su un programma di iniziative e mobilitazioni che veda gli operai protagonisti del loro futuro. Pensare di delegare il futuro occupazionale ai soli partiti politici o ai sindacati confederali vuol dire commettere quegli stessi errori che hanno portato alla chiusura di interi settori dell’economia nazionale”.

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E a proposito di lavoro e di salari bassi, nella giornata di ieri è intervenuta anche Enrica Segneri, deputata del Movimento 5 Stelle componente della commissione Lavoro, che ha evidenziato: “Dice bene il Commissario europeo per l’occupazione, Nicolas Schmit: pur avendo un sistema di contrattazione collettiva molto esteso, in Italia ci sono salari troppo bassi e questo è un aspetto che va affrontato. La proposta del Movimento5Stelle di introdurre anche nel nostro Paese il salario minimo poggia proprio su questa drammatica realtà.

In Germania, ma anche in altri Paesi europei, come la Spagna, l’introduzione del salario minimo ha consentito di ridurre significativamente le disuguaglianze tra lavoratori, in special modo tra le donne e i giovani, assicurando loro, attraverso una ‘soglia di dignità’ la possibilità di vivere dignitosamente del proprio lavoro, ciò che in Italia, purtroppo, non è né scontato né tanto meno garantito. Credo che sia arrivato davvero il momento di mettere da parte le ideologie e decidere da che parte stare. Noi non abbiamo mai avuto dubbi: stiamo dalla parte dei lavoratori e del lavoro giustamente retribuito”.

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